Il Passo dei Tauri/Krimmler Tauern

Dal parcheggio di Casere (m 1595), dove termina la carrozzabile aperta al traffico, si scende al sentiero della Via Crucis, parallelo alla strada asfaltata, ma più vicino al torrente Aurino. Il tracciato si dipana fra prati sfalciati con cura, fra baite in legno e lungo due muriccioli in pietra. In alcuni tratti sembra il prototipo di tutte le vecchie strade alpine. Le stazioni sacre sono scolpite dentro tronchi di legno e guidano al cospetto della chiesa di S.Spirito  (m 1619).

Questa chiesa merita una brevissima deviazione oltre il torrente. Isolata in un suggestivo contesto di prati e rocce, è frutto di una ricostruzione operata nel 1455, sulle basi di un precedente edificio di culto, riservato ai minatori e ai pellegrini di passaggio. L’interno ha opere preziose e singolari. Il visitatore sarà attratto dal crocifisso ligneo, d’impressionante realismo: la statua gronda rivoli di sangue e la testa di Cristo sembra recisa. La navata reca affreschi del XVII secolo, mentre una nicchia conserva una rappresentazione lignea della Trinità, assai venerata dai pellegrini.

Tornati sul percorso principale si risale il fondovalle transitando accanto al biotopo di Trinkstein/Fonte della Roccia, piccola ma preziosa zona umida vicina al torrente. L’Adleralm  (m 1671) è l’ultima baita che offre ristoro; poco dopo si affronta l’ascesa al valico.

Si abbandona infatti la strada di fondovalle e rispettando il segnavia 14 si prende a salire. E’ un continuo zigzagare sul costone roccioso: bisognerà contare ben 119 tornanti fino al passo! Il cammino però non è faticoso. La mulattiera, ben selciata, procede con costante e moderata pendenza. Abbiamo già da tempo lasciato le ultime conifere e si procede fra bassi cespugli, magri pascoli e rocce sempre più fitte e affioranti. A una curva si avvicina la Tauernalm  (m 2014), unico punto di sosta delle mandrie transumanti. Bovini, caprini, ovini, suini effettuavano la salita all’inizio della primavera e la discesa alla fine dell’estate: una vera arca di Noé. Gli animali dalla pelle più sensibile venivano spalmati di fuliggine per proteggerli dai raggi solari. Dinanzi alla carovana stavano le bestie più esperte che già avevano percorso la via da diverse stagioni, guidate da uomini specializzati in questo lavoro che avevano anche il compito di battere la neve per consolidare il cammino. Il ripiano della Tauernalm corrisponde anche al primitivo fondovalle, prima che le erosioni glaciali del Quaternario incidessero ancor più in profondità la vallata. Man mano che si prende quota il panorama si amplia su tutta la Valle Aurina, sul Picco dei Tre Signori, sui monti che separano l’Aurina dalla Valle di Riva e dalla Defereggental, cuore dei parchi naturali delle Vedrette di Ries (italiano) e degli Alti Tauri (austriaco).

Superata una fonte con un tabernacolo si incrocia il Lausitzerweg  (m 2520), lungo cammino d’alta quota, e con un ultimo breve sforzo si giunge al valico  (m 2633). Il passaggio è stretto fra le rocce e preceduto da un scaletta con corrimano. Un altro tabernacolo ricorda i valligiani periti durante le bufere di neve. Al di là del crinale la vista si apre sulle aspre forme glaciali della Windbachtal. La mulattiera continua verso la lontana Krimmler Tauernhaus, storico rifugio di tutti i viandanti dei Tauri, fatto costruire nel XIV secolo dall’arcivescovo di Salisburgo. Una speciale provvigione era rilasciata ai gestori per la loro opera di sorveglianza e manutenzione della strada.

Storia del Passo.

Lo si raggiunge a 2633 metri d’altezza una splendida mulattiera, per gran parte selciata. La strada ebbe un ruolo nelle comunicazioni fra il Salisburghese e il Sud Tirolo. Nel 1551 l’arcivescovo di quella città propose dei miglioramenti stanziando 600 fiorini per i lavori più immediate (circa 100 mila Euro di oggi). Lunghe carovane di muli recavano merci di vario genere: dalle regioni oltralpine arrivavano pelli, lana, pellicce, cera, sale estratto dalle miniere del Salisburghese; dal sud, invece, arrivavano il vino, l’olio, la seta, le spezie, il cotone. Fra I transiti più illustri, si annovera quello di Carlo IV nel 1340. Fra le antiche vie di comunicazione transalpine, questa è fra le poche che ha mantenuto fino a non molti anni fa una delle sue originarie funzioni. Ogni anno, al momento del disgelo, vi transitava il bestiame diretto nella Krimmler Achental, la vallata salisburghese dove gli allevatori altoatesini possiedono tuttora ricchi pascoli. Nel 1963 questa pratica non era ancora cessata. In quell’anno valicarono il passo, secondo fonti ufficiali, 315 bovini, 1200 pecore, 379 capre e 8 cavalli. Oggi gran parte della transumanza avviene con automezzi e per altra via, ma non si è voluto del tutto perdere questa antica usanza, per cui, alla fine dell’estate, la simbolica discesa dell’alpe dal Passo dei Tauri è salutata come una gioiosa ricorrenza.

UN PASSO VERSO LA TERRA PROMESSA

Nel 1947 il Passo dei Tauri entrò nella grande storia. Dopo la Seconda Guerra mondiale, milioni di ebrei, dispersi o reduci dai campi di sterminio, cercarono in ogni modo di raggiungere la Palestina, dove si sarebbe fondato il nuovo stato di Israele. Tale intento era però tenuto a freno dalla Gran Bretagna, già allora preoccupata delle tensioni che si sarebbero create con il popolo arabo. I flussi erano sistematicamente controllati e, qualche volta, fermati. In quel periodo l’Austria era soggetta alle forze d’occupazione alleate. La Gran Bretagna e la Francia controllavano gran parte delle regioni alpine evitando ogni esodo clandestino. Gli Stati Uniti, più tolleranti, avevano invece la giurisdizione del Salisburghese che, per una piccola porzione, giusto all’altezza del Passo dei Tauri, confina direttamente con l’Italia.  Fu dunque questa la via scelta da migliaia di ebrei per la loro emigrazione dall’Europa. Si calcola che, solo nell’estate 1947, furono quasi 8000 le persone che uscirono dall’Austria per questa via. «Tutto si svolgeva di notte – ricorda Victor Knopf, autore di un libro sulla vicenda – all’insaputa, o con la tacita condiscendenza, delle guardie di confine dei due Paesi. Divisi in gruppi di 100-200 persone e accompagnati dalle guide dell’organizzazione ebraica Bricha, si marciava al chiarore della luna, senza lampade per scorgere la via. Giunti, dopo molte traversie, a Casere, sul versante italiano, si restava per alcune ore alloggiati nelle case contadine fino a quando non arrivavano i camion per il trasbordo a Venezia».

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